Gilles Deleuze. Lineamenti di una pragmatica intensiva
«Differenza», «Evento», «Ripetizione», sono i concetti di un orientamento costruttivista che ha liberato per la filosofia spazi di proliferazione concettuale inediti, che l’hanno sottratta alle identità fisse del senso comune e alle ortodossie disciplinari, immettendola su ciò che, al di là di ogni astratto pensiero generale, «forza a pensare»: l’intensivo, le intensità.
Una pratica intensiva appunto, poiché, caduti i presupposti morali della metafisica classica e l’immagine del pensiero ad essa soggiacente (Cogitatio natura universalis), si tratterà di rivolgersi affermativamente a ciò che da sempre è stato estromesso dalla storia della filosofia e dal pensiero in generale, le forze materiali della Terra, i divenire. Si tratta di soglie intensive da superare, eventi al fondo del pensiero che popolano il suo “di fuori”, sempre già lì e sempre ancora da conquistare.
Questo Straniero rivolto ai mari è, oggi più che mai, chiamato a creare nuove pratiche di esistenza, al di fuori del consenso del sentire e del pensare comuni, in vista di un esercizio libero delle sue facoltà, superiore, terraneo, sub-rappresentativo.
In un testo del 1970, “Theatrum Philosophicum”, Michel Foucault così commentava Differenza e Ripetizione: «Si è prodotta una folgorazione che porterà il nome di Deleuze: ora, un nuovo pensiero è possibile; il pensiero, di nuovo, è possibile». Ecco dunque la posta in gioco del pensiero, oggi: «adsorbire» la Terra.
Luca Carabetta (1980), laureato in Filosofia presso l’Università Federico II di Napoli, vive attualmente in Francia dove svolge attività di ricerca sui rapporti tra la filosofia, la letteratura e le arti (cinema, teatro e pittura) nel secondo ‘900.