Il volto autentico del falso
Arte e kitsch in T.W. Adorno
Maria Luisa Bonometti - Il volto autentico del falso
Maria Luisa Bonometti
Il volto autentico del falso
Arte e kitsch in T.W. Adorno
Pages: 348
ISBN 978-88-6381-181-0
Multimedia 1
Anno di prima pubblicazione: 2011
On-line edition 09/11/11
Contents
Prefazione
I
Il volto soft del totalitarismo
I.1. L’oppio dei popoli: l’industria culturale
I.1.1. Premesse sociologiche del pensiero di Adorno
I.1.2. La distrazione comunitaria: Adorno e Benjamin
I.1.3 Il volto soft del totalitarismo
I.2. Intermezzo kitsch
I.2.1. Il parassita
I.2.2. Il kitsch come contesto fruitivo
I.2.3. La rassicurante banalità del quotidiano
I.2.4. La nostalgia sentimentale
I.3. Adorno e il kitsch
I.3.1. Una prima definizione
I.3.2. L’ideologia di massa
I.3.3. La falsa tradizione
I.3.4. “Sweet kitsch”
I.3.5. L’arte kitsch
II
La dialettica negativa dell’arte
II.1. Le implicazioni dell’arte dopo il diluvio
II.2. La mediazione della forma
II.2.1. La vita è altrove
II.2.2. Il frammento
II.2.3. La decadenza dei materiali
II.3. Una prassi a distanza di sicurezza
II.3.1. Il ruolo dell’arte nel mondo
II.3.2. L’impegno, categoria troppo irruenta
II.3.3. Pragmatismo, con garbo
II.3.4. Coda (polemica) nella torre d’avorio dell’arte
II.4. L’etica e il dolore: il sublime
II.4.1 L’ideale del nero
II.4.2 Un’arte degenerata
II.4.3. L’eredità del sublime
II. 5. Dalla fruizione all’oggetto estetico
II. 5. 1. L’autenticità difficile dell’avanguardia
II.5.2. Tradizionali forme di (in)comprensione
II.5.3 Il modello dell’interpretazione musicale
II.5.4. L’estetica, primo violino in un quartetto d’archi
II.5.5 Il fruitore esemplare: l’intenditore
III
Il kitsch tra redenzione e baratro
III.1. Il bello, il brutto e il cattivo (gusto)
III.1.1. “Il brutto del bello”: la genesi estetica del kitsch
III.1.2. Il kitsch come surrogato del gusto
III.2. L’autenticità del kitsch
III.2.1. Fenomenologia del jitterbug
III.2.2. Il mondo nuovo di Lenina
III.2.3. L’espressione più adeguata di una “cattiva” esteriorità
III.2.4. Il focolare domestico
III.2.5. L’immoralità del sentimento
III.3. La fruizione virtuosa
III.3.1. Kitsch pride
III.3.2. L’equivoco del camp
III.4. L’arte e la merda
III.4.1. Il tabù mimetico
III.4.2. L’arte e la merda
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA
Sitografia
Il kitsch e i suoi labili confini con il mondo dell’arte sono in questo volume questioni fondamentali attraverso cui indagare il pensiero estetico a partire dalla riflessione di Adorno, che si dimostra non costituire propriamente un’“estetica” bensì una filosofia dell’arte, non integrata da alcuna teoria della percezione. Il kitsch sottolinea questa mancanza rendendosi impenetrabile alla riflessione del filosofo: nel suo essere giudizio che avviene a livello corporeo, esso non si lascia afferrare da una concezione metafisica dell’artistico come quella di Adorno. Spogliandola da ogni estrinseco rivestimento marxista, si vuole mostrare come la filosofia adorniana dell’arte sia fondata su due istanze, una metafisica e l’altra etica, che rendono molto difficile la comprensione di un orizzonte più basso, legato ai sensi e all’empirico. Kitsch e industria culturale sono equiparati (e condannati) anzitutto per motivi d’ordine etico, in quanto “arma soft” della dittatura del pensiero unico. Si tratta però di una caratterizzazione decisamente riduttiva, che il volume si propone di rovesciare in polemica con la posizione adorniana, mostrando come il kitsch si presti a un utilizzo artistico come una qualsiasi altra qualità estetica. D’altro canto, un’arte che si rifiuti di prendere in considerazione il kitsch diverrebbe kitsch essa stessa: poiché rifiuterebbe di entrare in contatto con quel negativo imprescindibile per comprendere la modernità. Il falso, dialetticamente, è controparte del vero: e il kitsch è il «depravato riflesso» dell’essenza di verità dell’opera autentica. Del resto l’estetica non ha di fronte a sé, come proprio oggetto, un’esteriorità inerte, data una volta per tutte; ma un vivente in continua evoluzione. E questo testo vuole mostrare come il kitsch, nelle sue molteplici declinazioni, costituisca un elemento fondamentale del vivente, e, in particolare, del mondo moderno. L’estetica non può ignorarlo, né deve cedere alla sua glorificazione: rispettando quella distanza che è per Adorno condizione di possibilità fondamentale per l’artistico.
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