Le scienze criminologiche, anche se in maniera inferiore rispetto ad un tempo, presentano ancora grossi debiti nei confronti della vittima di reato.
Il presente lavoro intende rappresentare il naturale proseguimento di un’altra opera (Lezioni di Psicologia criminale e Vittimologia) nella quale avevamo sostenuto l’importanza dello studio, da parte delle scienze criminologiche, della vittima di reato in quanto tale e non soltanto in quanto testimone del fatto; in quella sede condannavamo l’approccio del sistema penale attuale secondo il quale la vittima sarebbe prima di tutto testimone in grado di fornire un valido contributo alle indagini.
Con questo lavoro riprendiamo il filo conduttore ideale e affrontiamo, questa volta, la tematica della vittima-testimone, ma lo faremo ancora una volta con quella forte vocazione vittimologica che ci riconosciamo da sempre: affronteremo le categorie della vittima simulatrice, immaginaria, negatrice e dissimulatrice, accomunate tutte dall’elemento della non corrispondenza tra quanto riferito e la realtà dei fatti, non tanto per valutarne le ripercussioni sul nostro sistema di giustizia e investigativo (nonostante non mancheranno cenni a riguardo), quanto per valutarne soprattutto le implicazioni personali e le conseguenze di dette situazioni per la vittima stessa.
Entrambi i termini (vittima e testimone) si prestano ad essere utilizzati sia come sostantivi che come aggettivi: la vittima che è anche testimone del fatto, o il testimone che, in particolari casi, incarna anche la figura della vittima; noi preferiamo interpretare il termine vittima come sostantivo e il termine testimone come aggettivo di specificazione in determinate situazioni; ciò che conta in primis è che il soggetto, prima di essere testimone di un fatto, ne è rimasto vittima, e che il dolore patito dal rimanere vittima è, spesso, superiore al dolore legato al dover comparire in qualità di testimone.
Marco Monzani:
MARCO MONZANI, giurista e criminologo, è docente di Criminologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Ferrara e collabora alle attività del Centro Interdipartimentale di ricerca e servizi in Medicina Legale applicata, Tecniche penalistico-criminologiche e Vittimologia dello stesso Ateneo.
E’ inoltre docente di Discipline Criminologiche al Master Universitario in Criminologia, Psicologia Investigativa e Psicopedagogia Forense all’Università SISF-ISRE di Venezia-Mestre.
In passato ha collaborato agli insegnamenti di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento sociale all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e di Psicologia della Devianza all’Università degli Studi di Parma; attualmente collabora agli insegnamenti di Psicologia Giuridica e di Psicologia del Maltrattamento e dell’Abuso all’Università SISF-ISRE di Venezia-Mestre.
E’ Direttore Scientifico della Scuola di Alta Formazione in Scienze Criminologiche e Investigative, Istituto F.d.E. Mantova, della Collana di Scienze Criminologiche e Investigative e della Rivista Crimen et delictum (Scriptaweb editore).
Si è occupato in particolare di vittimologia e di reti di sostegno alle vittime di reato. Negli ultimi anni sta orientando il suo lavoro di ricerca nell’ambito della metodologia delle scienze criminali.
E’ autore di diversi articoli scientifici e monografie in ambito giuridico e criminologico tra cui Crimini allo specchio. Omicidi seriali e metodo scientifico (FrancoAngeli editore, Milano, 2007), Imputabilità e pericolosità sociale: un binomio da considerare (Scriptaweb editore, Napoli, 2009), Lezioni di psicologia criminale e vittimologia, (Scriptaweb editore, Napoli, 2009) e, con Sara Bonazza, Dal suicidio rituale al suicidio simbolico: la “vittima di suicidio” (Scriptaweb editore, Napoli, 2009).